Aprire le cancellate delle cappelle, attendere ospiti imprevisti – anche se per breve, brevissimo tempo – accoglierli e ambientarli: questa mostra significa mettere alla prova il senso del luogo e il senso del tempo. Significa provare che cosa abbia voluto dire erigere per secoli e secoli guglie e soffitti, sfondare cupole, aggiungere bellezza alla bellezza.

Sono stati scelti 5 artisti, diversissimi l’uno dall’altro. Per carriera, età, successo. Nessuno ha chiesto, come sempre accade in questi casi, chi fosse già stato invitato.Soltanto il suono della parola San Domenico li ha fatti partecipare, con entusiasmo inconsueto…
E allora mettiamo insieme un grande marmo, un gruppo di terracotte, un acquerello, una grafite e un olio. Quando una mostra viene bene, si dice che “torna” . Ci torna aver unito insieme un entusiasmo che vale per cinque, cinque tecniche diverse, gesti che si somigliano.E’ stata una prova riuscita; soprattutto perché non abbiamo cercato niente. Abbiamo trovato tutto pronto, in ogni senso. E questo era il senso.
Beatrice Buscaroli

   

L’arte mette a fuoco la vita. Ne brucia le scorie. Getta fiaccole nella sua oscurità, o tenuissime, dolcissime luci nelle ombre. Per questo l’arte ha sempre fatto parte della esperienza del sacro. Ne è una forma. E non a caso, quando si affievolisce nelle persone quel che Ungaretti, citando Dante e Leopardi, chiamava “la speranza dell’altezza” e “lo spavento della bellezza”,anche l’esperienza dell’arte sopravvive in suoi simulacri, in giochi forse, in passatempi per chi s’annoerebbe altrimenti o non ha incombenze gravi. Insomma, senza una viva, tremante esperienza del sacro e del suo problema nello sguardo dato al mondo, l’arte perde rilievo. Forse anche per questo l’arte contemporanea stà cercando casa nuovamente nelle Chiese e nei luoghi dell’incontro con Dio. E’ un movimento di uomini, prima che di organismi e di iniziative. Un movimento di persone. La delicata, potente e intima attenzione che recenti pontefici e santi del nostro tempo han dedicato agli artisti e alle loro opere ha confermato e accompagnato questa esigenza. Non si tratta di cristianizzare l’arte. Non esiste l’arte cristiana (quanti orrori sotto questa dicitura banale…) ma cristiani che fanno arte. E la fanno compiendo opere oppure ospitandole. Componendole o leggendole. Ispirandole oppure commissionandole. Il cristianesimo non è una etichetta, tantomeno uno stile. E’ un avvenimento che investe la persona. Chi è esperto – anche poco – dell’amicizia con Cristo, volto visibile del mistero che fa tutte le cose, sa che l’arte è uno dei modi con cui l’uomo mette a fuoco l’invisibile nella vita e tende a entrare in rapporto con il mistero. Mettendo a fuoco la vita, infatti, si scorge che il Grande Protagonista dell’esistenza è il mistero. Gli artisti sono gli strambi devoti di questo Protagonista. Perciò una chiesa come questa dedicata a un Santo è un luogo oggi, come da secoli, amico dell’arte.

Davide Rondoni

 

MAGGIO D

Cinque artisti in San Domenico

Bologna, Basilica di San Domenico

Piazza San Domenico, 13

24 maggio – 24 giugno 2011

 

Il Resto del Carlino Bologna 24 maggio 2011

PIAZZA SAN DOMENICO ore 21: Beatrice Buscaroli terrà una conversazione su Guido Reni dal titolo 'Il divino, il giocatore, il misterioso Guido' con musica e letture. A seguire ci sarà anche la presentazione e l’esposizione delle opere di cinque artisti contemporanei all’interno delle cappelle di San Domenico: Daniela Alfarano, Raffaela Cotini, Giuliano Giuliani, Marcello Jori, Mauro Mazzali. Alle 22.30 proiezione e premiazione del primo concorso ‘La stella in fronte’ per videomakers. Nel corso della serata interventi musicali degli strumentisti e del coro della Cappella di San Domenico. Ingresso libero