a cura di GIUSEPPE APPELLA                       
autrice Enrica Petrarulo
Il senso dell’installazione di Giuliano Giuliani, che martedì 15 dicembre si presenta a La Nuova Pesa nell’ambito della sua mostra personale, consiste tutto in quella congiunzione disgiuntiva contenuta nel titolo: “Bandiere o dormienti”.
Nella sala grande della galleria, adagiate all’interno di una struttura in legno a comparti orizzontali (realizzazione Graziano Gregori), stanno alcune sculture in travertino che sembrano avere raggiunto il punto zero di una sottrazione di peso, tale è la loro impalpabilità, quella stessa avvertita nell’accarezzamento sensuale di un tessuto serico e levigato.
 
Ripiegate su loro stesse, in posizione dormiente, poggiano le bandiere-scultura di Giuliano Giuliani, e il loro ricovero sembra rimandare a un luogo senza più vita, troppo simile alle architetture di un lager o di un moderno cimitero;  oppure a quelle di un limbo, come ancora vorremmo sperare, ipotizzandone il superamento, la sua transitorietà.
 
Nessuno essendo più disposto ad agitarle, la condizione dormiente delle bandiere allude, piuttosto, a quella limbare di una umanità che sembra avere abdicato alla sua stessa determinazione storica, altrimenti alla sua trascendenza. Né stupisca che questo monito ci pervenga dalla periferia di una zona tutta cave, e boschi, e natura, dove Giuliani ha da sempre abitato: per casualità, ma anche per scelta. 
 
Questi luoghi, prepotentemente dominati dalla pietra, cui si addice un tempo geologico, hanno favorito nell’artista il costituirsi di una percezione religiosa che invade non solo la natura, ma il mondo e i suoi accadimenti. La religiosità, dunque, come modalità dell’esperienza, anche in riferimento al tempo  storico che le sue bandiere stanno lì a rappresentare, con il loro carico dormiente di tensione civile al riscatto e alla liberazione. 
 
Tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli, scriveva Pasolini da uomo religioso e di fede: così, allo stesso modo, ci ricorda Giuliani, seppure attraverso il gesto e l’operare dell’arte.
 
Completano la mostra una serie di quadri-sculture, e una scultura, Separè, con inserti in ricamo a fili colorati (Graziano Ricami Art design) che, attraverso un processo di saldatura, diventano elemento strutturale dell’opera.
(e.p.)
 
Orario della mostra: da lunedì a venerdì  ore 10.30-13 e 15-19
Fino a venerdì 29 gennaio 2016