di Cecilia CI (il Resto del Carlino giovedì 1 Marzo 2012)

UNA CAVA RICEVUTA in eredità dal padre e dallo zio. E' il teatro di esperienze che lo hanno condotto ad amare la pietra. Giuliano Giuliani, e lo stesso suo nome pare un rafforzativo del suo cognome, è lì davanti a un blocco di travertino, i suoi occhi vedono quello che altri non vedono: la forma in potenza. Quelle sculture nate da una Materia Madre, cui l'artista affida la sua creatività, parlano il linguaggio dell'antico e della contemporaneità, testimonianza di un lavoro imperlato di sudore. Figure umane abbozzate prima, elementi singoli del corpo poi e la massa via via svuotata, la comparsa di lacerazioni, fino alla creazione di fogli sottili, di opere vestite di una incredibile leggerezza.

Quale è la password per entrare nel mondo di Giuliano scultore?
"E' una password scritta nella pietra, là, dove sin da piccolo ho respirato la polvere, l'odore del travertino. Io sono nato con la pietra e quando ho sentito di voler plasmare la materia è stato naturale sceglierla , riconoscere la sua incredibile bellezza".

Quando hai capito che l'incontro con la pietra era stato fatale per te?
"Quando, dopo l'Accademia, volevo fare lo scultore pensando di recarmi in qualche città importante e ho sentito, invece, di non potermi staccare da Colle San Marco di Ascoli Piceno, dai luoghi dove sono cresciuto. Dove ho introiettato forme, paesaggi che alimentano il mio spirito, la mia sensibilità. E il mio compito è quello di far rinascere l'essenza di quei luoghi, per dirla con Rilk".

L'espressione artistica per te passa attraverso Il linguaggio di una materia difficile quando oggi gli artisti, molto spesso, rinunciano alla tecnica, alla manualità ....
"Il mio dialogo con il travertino nasce da una passione inevitabile, da un sodalizio ininterrotto. Nei millenni la sua stratificazione genera colori e segni e quindi non solo è geologia, ma storia e archeologia. E' bello scoprire tutto questo quando mi metto al lavoro".

Che cosa ti affascina della pietra? La durezza, la sua "inerzia"?
"La sua struttura, mi ha concesso un utilizzo che non sarebbe stato possibile con il marmo o altre pietre. La sua natura, la sua materia collabora con la forma della scultura, mentre il marmo presta la superficie e la massa alla forma (a parte Michelangelo). In questo senso è stato naturale cercare di scavarlo e renderlo una fibra leggera".

Come ti poni di fronte alla pietra, con un atteggiamento di sfida o di grande "alleanza"?
"L'importante è avere un progetto, un'idea molto bella da realizzare per avere le energie, la convinzione che consente di affrontare e concludere il lavoro nel migliore dei modi. Poi diventa una sfida e una alleanza".

Cosa provi dl fronte al masso informe, pensi aristotelicamente alla scultura in potenza nella pietra stessa prima di diventare atto con il tuo intervento?
"A volte penso che sia proprio così. Avere a disposizione una cava mi consente di scegliere ad hoc il blocco desiderato per quel determinato lavoro. Capita a volte di voler destinare una pietra ad un determinato lavoro senza che questa abbia i requisiti giusti, facendo così si parte male e a volte compromette il tutto".

Il tuo percorso artistico attraversa varie fasi, sempre nel nome di una tecnica paziente acquisita nel tempo...
"Oggi non è facile appropriarsi di una tecnica manuale da usare in arte, e, probabilmente non c'è neppure molto interesse nel farlo. Conosco alcuni scultori contemporanei che muovono da istanze filosofiche e concettuali realizzando opere molto interessanti e belle. ma perdono il meglio quando fanno realizzare il prodotto ad altri. La consapevolezza della bellezza del' universo e la sua perdita, muovono il mio fare artistico e sacro, nella speranza di un riscatto estetico".

Alcune delle tue opere si intitolano Cuore, è quello che batte in ogni tuo singolo lavoro?
"La scultura Cuore è il risultato, come altre, ottenute con l'intento di realizzare la forma di una valle. Poi mi lascio coinvolgere dagli imprevisti, ad esempio rotture, suggestioni, per approdare a risultati autonomi come "Cuore" che deve il suo titolo alla somiglianza ad un cuore allungato. Poi la forma s'intreccia coni simboli suscitati dal titolo, così nel riscontro di incertezze interpretative, si lascia, almeno spero, spazio al mistero".

Alcuni fogli leggeri si muovono come foglie d'autunno cadute dagli alberi. Perché il titolo Dono?
"Dono è tutto ciò che ci circonda e avvolge. Basterebbe guardare tutto con meraviglia, con occhio e attenzione diversa. Le sculture Dono sono un artificio, un merito al non essere distratti. Ma sono state anche un corollario alla scultura Barca per la mostra su Matteo Ricci al Palazzo Bonaccorsi di Macerata. Doni come scambi di pergamene, culture e pensieri diversi per civiltà diverse".

Una splendida donna e albero …… metafora della vita?
"Sculture giovanili nel tentativo di dare corpo a un corpo, magari con suggestioni di A. Martini ed altri".

L'opera "E' risorto", una forma che sale armoniosa verso l'alto, un riferimento alla resurrezione dl Cristo?"La "vera immagine" della resurrezione è il "sepolcro vuoto" con le bende riposte e il sudario piegato. Si tratta di una percezione interiore dinanzi ad una ordinata assenza. Nel primo, attraverso la benda orizzontal e compostamente spiraliforme, si iconizza la meditazione del Sabato Santo nel buio del sepolcro. Nel secondo, attraverso la benda verticale prodigiosamente ascensionale, si mostra la contemplazione della domenica pasquale nella luce della resurrezione. Il sepolcro vuoto annuncia altresì, ciò che deve essere professato per fede nella beatitudine di credere senza vedere .... Per questo è volutamente scarna ed essenziale. E' annuncio di una presenza. E' presenza che converte... quelle bende sono impregnate di resurrezione .... L'ascesi a Dio rimane difficoltosa, la testimonianza di Cristo ardua. Giuliani, dunque, come i primi cristiani, s'avvale del linguaggio della modernità per dire alla modernità ciò che essa non vuole ascoltare, come dice della mia opera Carlo Chenis".

A Castorano in provincia di Ascoli c'è una tua fontana, come nasce quel progetto?
"Nasce dalla proposta di Lino Spinelli, noto imprenditore locale, il quale voleva tra le due piscine qualcosa di monumentale e stravagante, alla fine siamo giunti a un compromesso. Si tratta infatti di una enorme scultura assemblata con 16 blocchi di travertino, come una montagna sorta dall'acqua che investe tutta la superficie scolpita in forme di onde. Sono riconoscente al sig. Lino perché è stato tra i primi ad acquistarmi delle sculture e darmi fiducia per un lavoro cosi impegnativo".

E quelle tue Bandiere, sottili fogli che paiono mossi dal vento….
"La forma delle "Bandiere è di tensione e speranza. E' telo steso, poi curvo. C'è stato un tempo per erigere, ma i desideri vinti curvano il sogno e la forma, del desiderio resta la leggerezza".

Di recente una tua scultura i stata acquisita dal Musei Vaticani , nella Chiesa dl San Pietro Martire ad Ascoli c'è un’ opera di grande leggerezza espressiva e una “primitiva” fonte battesimale. Lavori che nascono da un tuo desiderio dl "raccontare Il sacro?
"Essere presente ai Musei Vaticani è motivodi grande onore e per quanto riguarda Ascoli devo ringraziare Don Emidio Fattori che mi ha dato la possibilità di confrontarmi con la realizzazione di questi due lavori. L'arredo sacro non è propriamente Arte Sacra, ma ne possiede molte caratteristiche. La pietra è sacra, l'intento artistico è sacro".

Se non sbaglio nel tuoi progetti c'è una bottega per giovani scultori. Che cosa diresti a ciascuno dl loro?
"Il mio studio, la mia cava si trova in un luogo dove convergono tutti i vincoli paesaggistici e ambientali possibili, ciò coincide spesso con gli intoppi burocratici da risolvere e l'abbandono del progetto, ma non dispero. Ai ragazzi, nella scuola dove insegno, dico che ognuno di noi può trascorrere la propria vita in modo distratto e distaccato dal mondo e dalle cose, oppure essere attento e meravigliato. Tutto dipende da noi, dalle nostre domande e necessità".

L'arte è fine o mezzo?
"L'arte è una qualità di pensieri che contribuiscono a educarci verso il bello ed il buono. Da ragazzo avrei affidato a ogni forma d'ideale le risposte essenziali, poi ho cercato nell'arte e nella bellezza del mondo e nella possibilità di imitarlo, le risposte e l'intento di migliorarlo".
Lasciamo Giuliano quando sottolinea che le sue sculture rimandano a qualcosa di intimo, mirano a ritrovare luoghi e pensieri come quando, in un tempo passato,”una casa, una fontana, un abito era un recipiente in cui gli uomini rintracciavano e conservavano l'umano”.C'è un non so che di sereno nel suo pensiero, nel suo lavoro. In quelle storie scritte sulla pietra, come risposte da consegnare all'eternità.

 

IL PERSONAGGIO
AI RAGAZZI DICO CHE OGNUNO PUÒ TRASCORRERE LA PROPRIA VITA IN MODO DISTRATTO OPPURE ATTENTO E MERAVIGLIATO
L'INTERVISTA LO SCULTORE CHE RIVELA L'ANIMA DELLA MATERIA

HA DETTO

Password del mio mondo E' una password scritta nella pietra là dove sin da piccolo ho respirato l'odore del travertino
L'arte E' una qualità di pensieri che contribuiscono ad educarci verso il bello ed il buono
La mia terra Ho sentito dl non potermi staccare da Colle San Marco, dal dove ho introiettato forme e paesaggi