Giuliano Giuliani

Giuliano Giuliani è nato ad Ascoli Piceno, è nato in una cava, una cava di Travertino… Il desiderio creativo che è nato in me, indubbiamente nasce dall’infanzia, e nasce da una consapevolezza della bellezza di cui è ricca la natura umana, e la natura in genere. Un’altra consapevolezza è quella della fine, della perdita. Da qui nasce, probabilmente, il desiderio religioso, il riscatto del sacro. Se la bellezza non basta, cerchiamo Dio. L’ho cercato fin dall’infanzia, perché era la risposta forse più autentica e più profonda… Però poi ho pensato più all’arte, anche se all’arte manca la Resurrezione.

La Nuova Pesa, Centro per l’arte contemporanea, Roma
Enrica Petrarulo

Il senso dell’installazione di Giuliano Giuliani, esposta a La Nuova Pesa nell’ambito della sua mostra personale, consiste tutto in quella congiunzione disgiuntiva contenuta nel titolo: “Bandiere o dormienti”. Nella sala grande della galleria, adagiate all’interno di una struttura in legno a comparti orizzontali, stanno alcune sculture in travertino che sembrano avere raggiunto il punto zero di una sottrazione di peso, tale è la loro impalpabilità, quella stessa avvertita nell’accarezzamento sensuale di un tessuto serico e levigato. Sdraiate, ripiegate su loro stesse, in posizione dormiente, poggiano le bandiere-scultura di Giuliano Giuliani, e il loro ricovero sembra rimandare a un luogo senza più vita, troppo simile alle architetture di un lager o di un moderno cimitero; o a quelle di un limbo, come ancora vorremmo sperare, ipotizzandone il superamento, la loro transitorietà.

Giuseppe Appella

                                                                                                       Vorrei esprimere un gran volume
                                                                                                       col minimo di materia
                                                                                                       Kenneth Armitage

L’incontro romano con le opere in travertino di Giuliano Giuliani entra immediatamente nel viaggio che potrebbe essere fatto all’insegna di quella risorsa edilizia che ha resistito all’ingiuria del tempo: dall’anfiteatro Flavio al teatro di Marcello, dalla Fontana di Trevi a San Luigi dei Francesi, al colonnato di San Pietro, tutti restaurati da poco e quindi con una chiara evidenza della loro colorazione naturale che varia, attraverso sottili sfumature di giallo, dal bianco latte al noce. Altrettanto tempestivo il raffronto con il centro storico di Ascoli Piceno e la constatazione che, nonostante le molteplici esperienze, nulla è riuscito ad accrescere la varietà dei materiali delle sculture di Giuliani, senza per questo compromettere lo spettro d’ampliamento dei suoi interessi formali ed espressivi.