La Nuova Pesa, Centro per l’arte contemporanea, Roma
Enrica Petrarulo

Il senso dell’installazione di Giuliano Giuliani, esposta a La Nuova Pesa nell’ambito della sua mostra personale, consiste tutto in quella congiunzione disgiuntiva contenuta nel titolo: “Bandiere o dormienti”. Nella sala grande della galleria, adagiate all’interno di una struttura in legno a comparti orizzontali, stanno alcune sculture in travertino che sembrano avere raggiunto il punto zero di una sottrazione di peso, tale è la loro impalpabilità, quella stessa avvertita nell’accarezzamento sensuale di un tessuto serico e levigato. Sdraiate, ripiegate su loro stesse, in posizione dormiente, poggiano le bandiere-scultura di Giuliano Giuliani, e il loro ricovero sembra rimandare a un luogo senza più vita, troppo simile alle architetture di un lager o di un moderno cimitero; o a quelle di un limbo, come ancora vorremmo sperare, ipotizzandone il superamento, la loro transitorietà.

Eppure, nonostante l’inermità del loro abbandono, per le belle bandiere di Giuliani non si tratta ancora di una resa, ma di un’attesa, perché la condizione dello sdraiato, del dormiente è solo la condizione penultima, quella che precede, non ancora vinta, la resa definitiva dell’esausto deleuziano, la cui sfinitezza ha davvero esaurito tutto il possibile. Nessuno essendo più disposto ad agitarle, la condizione dormiente delle bandiere allude, piuttosto, a quella limbare di una umanità che sembra avere abdicato alla sua stessa determinazione storica, altrimenti alla sua trascendenza. Né stupisca che questo monito ci pervenga dalla periferia di una zona tutta cave, e boschi, e natura, dove Giuliani ha da sempre abitato: per casualità, ma anche per scelta. Questi luoghi, prepotentemente dominati dalla pietra, cui si addice un tempo geologico, hanno favorito nell'artista il costituirsi di una percezione religiosa che invade non solo la natura, ma il mondo e i suoi accadimenti. La religiosità, dunque, come modalità dell'esperienza, anche in riferimento al tempo storico che le sue bandiere stanno lì a rappresentare, con il loro carico dormiente di tensione civile al riscatto e alla liberazione. Tu che già vanti tante glorie borghesi e operaie, / ridiventa straccio, e il più povero ti sventoli, scriveva Pasolini da uomo religioso e di fede: così, allo stesso modo, ci ricorda Giuliani, seppure attraverso il gesto e l'operare dell'arte.