Segnaliamo ai lettori che durante il periodo natalizio, nella chiesa rupestre Madonna delle virtù di Matera, nella zona vecchia dei Sassi, da dicembre 2004 a gennaio 2005, lo scultore di Ascoli Piceno, Giuliano Giuliani, ha esposto un suo imponente lavoro in travertino, Presepe, su invito del critico d’arte Giuseppe Appella di Roma. Nella stessa città, ha presentato anche lavori in carta, disegni e tecniche miste al Circolo La Scaletta. Ho incontrato Giuliani prima e dopo la mostra.

Ho potuto constatare quant’egli abbia lavorato intorno a quest’opera, quanto vi tenesse. Il travertino è il suo materiale preferito, sa come affrontarlo, come assecondarlo; ne conosce tutti i segreti. Tecnicamente, com’egli dice, ha realizzato “un luogo di una circonferenzadi tre metri costituita da otto lastre di travertino dello spessore di pochi millimetri dove si determinano valli, colline e grotte”. I personaggi sovrastano il luogo. In primo piano, sopra la grotta, c’è la Natività che dall’alto di una collina domina tutto il luogo. La Natività è definita in formula simbolica: un velo di pietra che si modula in trasparenze. Essa è la più spirituale delle figure, per questo occupa il posto più alto. Poi il presepe degrada in un movimento a spirale lungo il quale si collocano i personaggi, resi sempre più reali in rapporto alla loro spiritualità o fisicità.

Le realtà più spirituali sono simboliche, le altre più descrittive. Il bue e l’asino sono sullo stesso piano della Natività e della mangiatoia o Gesù che partecipano dello stessoevento. Il bue e l’asino sono due elementi completamente svuotati; essi contrastano con un’idea di pieno e sono tra loro contrapposti. La figura di Gesù aderisce perfettamente alla mangiatoia, in simbiosi come un’impronta. I Re magi sono definiti con tre forme che esprimono un dinamismo, un’avanzata, con dei particolari che rimandano a valenze orientali. L’albero e il cespuglio del paesaggio in basso sono definiti da una stessa radice che sviluppa un tronco che da una parte si conclude come palma, dall’altra come simbolo dell’albero della croce. Non manca il pastore, custode di un gregge silenzioso, risolto in travertino e polurietano. Accanto vi è una tenda piramidale, definita con quattro lastre convesse di tre millimetri ognuna. La stella, infine, con un taglio diagonale alla base, sovrasta e attraversa una collina.

Un fiume taglia un lato ed è realizzato in resina e pigmento di azzurro. È stato per me un lavoro assai impe-gnativo. L’idea m’è venuta guardando nella chiesa di Santa Chiara di Assisi la natività affrescata nel presbiterio, che ho interpretato come venuta, come discesa, e mi ha così suggerito tutto il simbolismo del presepe. Ho cercato di evitare i rimandi e i particolari delle singole figure. In conclusione, posso affermare che la tematica del sacro è quella che attual-mente mi coinvolge di più”. Quest’opera è una specie di summa dell’attività di Giuliani. Di rilievo l’immagine della Natività che, in cima alla collina spicca come cippo sacrale di un evento soprannaturale. Il travertino reso trasparente e luminoso nel Cristo che viene, quasi con spiragli diluce che delineano l’immagine, è statolavorato e ridotto a pellicola sottile e filtrante. Un clima sospeso e impalpabile aleggia attorno alla Natività. I personaggi sono simbolici; l’elemento simbolico si fonde con l’oggetto figurale, man mano che si discende dalla natività ai personaggi e ai luoghi tradizionali del presepe, con le sue scene naturali, come il corso d’acqua, le grotte dei pastori, i personaggi dei singoli mestieri.

Con la Natività è la pietra a reclamare la sua redenzione. È un gesto inatteso e inusuale, quello dell’artista, che s’incarica di evidenziarne le forme e le possibilità. In uno spazio essenziale, “rigonfio e increspato”, compaiono figure plastiche e simboliche, come perfette comparse di una “macchina teatrale” (Appella) che fissa l’“evento” dinanzi allo sguardo dello spettatore, sorpreso e stupefatto, e alla coscienza che si ridesta dinanzi a un’invocata possibilità di riscatto. Cosa ci annuncia questo presepe di pietra tra i Sassi? È lo stesso Evangelo a dirlo, nel metterlo in bocca alle pietre. Esse, infatti, presenze animate dello spirito, non potranno più tacere la venuta di Cristo. Anzi saranno loroa “gridarla”, qualora la voce umana tacesse. Giuliani ha dato corpo a questo “grido”, ha trasformato le parole in pietre, per cambiare l’uomo nello spirito. Ha elevato a cifra poetica l’attesadi Cristo e l’urgenza della fede. È il compito dell’arte, nuova versione angelica dell’annuncio, quello di testimoniare, cioè di mantenere desta la Gloria e la Parola.