Carlo Chenis

Quello di Giuliani è un grave, seppure arioso, monumento alla riconciliazione. L’oggetto “inginocchiatoio” è traslato nelle misure, nella forma, nel materiale. L’artista ripropone una tecnica, consolidata in numerose sue opere, di dare effetto traslucido e sinuoso al travertino. La sua arte è paradosso materico, vuole trasformare l’opacità del travertino in rifulgere di luce grazie alla misericordiosa pazienza di Dio. Le “sproporzioni” eminenziano e verticalizzano l’oggetto trasformandolo in scultura.

La lavorazione ondiforme simboleggia il diuturno intervento divino nel modellare la strada al peccatore, affinché possa percorrerla con cuore contrito e spirito risoluto. La materia chiara e sottile commenta la divina accoglienza del peccatore pentito. L’elemento dell’inginocchiatoio sottolinea l’urgenza di prostrarsi di fronte al Signore accusando le proprie colpe e invocando il perdono divino. La scultura è avvolta di luce materica, poiché celebra il momento in cui avviene la riconciliazione con Dio, allorquando la Misericordia s’incontra con il misero. Il rigoroso componimento formale è aggraziato, pur non tradendo il segno del pentimento. A contestualizzare la scultura è la penitenzieria santuariale, laddove i credenti maturano l’umiltà di inginocchiarsi di fronte al Signore e colgono la grandezza del suo perdono. Giuliani non è insolito a creare “oggetti” cultuali con l’intento di commentare attraverso di essi la logica dell’incarnazione secondo un concorso dialettico. Da parte umana lo sforzo di ridurre al massimo la gravità della materia per renderla trasparente alla luce. Da parte divina l’impegno di illuminare la materia per farla risplendere di splendore spirituale. La metafora scultore rappresenta il peccatore nel momento in cui comprende l’insignificanza dell’allontanamento da Dio e si dispone al ritorno. Indica inoltre il “buon pastore” che sempre va in cerca della pecorella smarrita per ricondurla all’ovile. L’opera di Giuliani non è dunque un oggetto funzionale, bensì un invito alla confessione.

 

Portaduemila Osservatore Romano Matera
Parco Sculture