Giuliano Giuliani
Il costruire scultura è relazione amorosa e l’amore, giustamente, stabilisce regole e comandamenti. “E l’amore è più sofferto, più scava e più definisce”. Martini in questo è stato il più grande. Martini è la voce della scultura e della sua natura. Martini è il nostro grande amore. Pagherò e pagheremo l’ostinata passione per un concetto Classico-Romantico-Naturale dell’essere e fare? Eppure è proprio in questa stessa direzione che incontro Beuys e Michelangelo, e tante opere astratte, figurative, concettuali, o fatte con infiniti materiali e mezzi ma con gli stessi termini ed ingredienti. Il primo pensiero è quello di non sfiorare queste frasi ma solo leggerle, come un testo sacro. “Fa che io non sia un confronto, ma un’unità”. Mi chiedo a chi posso rivolgere questa frase: a me, alla mia fede umana, alla mia etica profonda o alla scultura, alla sua fede, alla sua morale profonda. È consolante pensare che sia per entrambi. “Fa che io non resti nelle tre dimensioni, dove si nasconde la morte”. “Fa che io sia l’insondabile architettura per raggiungere l’universale”.

Questa è la nostra speranza. La povertà del materiale, l’arrangiarsi, il fare con quello che si ha è un principio così arcaico da disporre alcune spontaneità, da mettermi a mio agio. Vedo sculture realizzate con mezzi e materiali tecnologici, e molte le trovo bellissime, così penso che presto proverò nuovi materiali e modi... ma con la pietra, e il travertino in particolare, è un disporsi al naturale, un confronto di corpi senza rifiuti né rimproveri. Il bello della pietra è riconoscerla. La scultura è un privilegio che non trova spazi, così si accontenta di se stessa. Preferisce l’aria aperta, ma vive ovunque. Muore se dimenticata. II problema, dunque, sono i decessi causati dalla distrazione, dal poco interesse, dal poco incoraggiamento, dal distacco sia dalla scultura che dall’arte in genere. Questo soprattutto in Italia. “Arte da negri e senza pace” ...per una bella idea, perché dimenticarsi delle mani?... noi che ci ostiniamo ad adoperarle per tirare fuori l’anima. Martini, prima di morire, muoveva le mani (ricordo di averlo letto in chiusura di un suo catalogo). Ho visto Umberto Peschi, ottantenne in coma (uomo, e scultore, meraviglioso), prima di morire, muovere le mani..

.Parti anatomiche, 1975,travertino, cm270x100x70