Levando materia e creando una nuova alternanza di vuoti e di pieni, lo scultore reinventa nuovi percorsi di luce e di ombra. Ma mentre la luce scorre sui pieni, l’ombra si insinua nei vuoti, e anche per la scultura, allora, ambigua è la luce dell’arte perché laddove il pieno è il residuo di ciò che resta dell’originaria compattezza del blocco, il vuoto è invece in esso, impronta del gesto artistico.

Mariano Apa

(...) Il travertino per Giuliani è la tenebra da cui distillare le forme intrise di luce: porosa, opaca, sensualmente impressa al flessuoso gesso che trasfigura “dal di dentro” il corpo del travertino. La martiniana “Scultura lingua morta” e letta da Giuliani con il Wildt de “L’arte del marmo”: (l’opera d’arte è) “decisa perché hai concetto nella mente” e “[...] che nessun lato si avvantaggi tanto sugli altri da romper l’equilibrio, così da farti uscire da quell’armonia di piani, di volumi, di linee, che dev’esser perciò il principio, la via e il fine” e, ancora Wildt: “[...] Un peculiare equilibrio di pieni e di vuoti costituiscono così la caratteristica della tua concezione e la ragion d’essere della tua opera”.

Lucia Spadano

Non è molto diverso il discorso di chi, come Giuliano Giuliani, si esprime attraverso la scultura, poiché il contatto che il fare scultura crea con i suoi materiali è un rapporto di idee, in quanto ogni materiale propone idee e creazioni diverse. La materia d’elezione di Giuliani è il travertino, quello di cui e ricca la sua terra d’origine e che gli è familiare da sempre. Nel suo operare la mano accoglie ed accompagna il farsi della forma, cui sottrae consistenza assottigliandola sino a ridurla membrana leggera e trasparente.