Anna Caterina Toni

Originario di Ascoli Piceno, Giuliano Giuliani appartiene all’area più meridionale delle Marche. In questa località è stata sempre tenace la tradizione lapicida, in particolare la lavorazione del travertino, materiale costruttivo di uso frequente nei monumenti ascolani. Fin dagli anni giovanili familiare è per Giuliani la cava di pietra nei pressi del Colle San Marco e il lavoro di scavo generazionale, attraverso il quale egli cerca di penetrare le modalità d’approccio alla pietra. Nel primo periodo di attività, il giovane scultore assume un linguaggio figurativo che tuttavia offre una chiave di lettura ermetica, in quanto le opere presentano frammenti di carattere metastorico. Elaborazioni successive conducono l’artista ad una sperimentazione sul materiale, che gli permette di semplificare sempre più le forme figurali, per giungere, attraverso un lavoro di sintesi, ad opere che hanno una connotazione arcaica. (...)

Umberto Peschi

Giuliani si è creato il suo mondo con molta calma, aumenta costantemente il bagaglio di conoscenze ed esperienze. Chi lo conosce si rende conto benissimo che il marmo, specie il travertino, gli è proprio congeniale. Ha “allungato il passo” ed oggi si trova già molto avanti. La critica lo sta scoprendo giorno dopo giorno e dire che il suo lavoro avrà un peso sostanzioso nel movimento dell’arte non è esagerato.

Mariano Apa

La materia usata da Giuliani è il travertino. È polvere e suono di scalpellino da famiglia, di tradizione. Nella dura e montana antropologia del Piceno, l’arcaico mondo dell’antico risuona con slabbrate e forzate camminate per boschi e su per monti. Attenzione al lavoro che significa semplicità e minimalismo nelle tematiche da affrontare. Giuliani sviluppa pochissime iconografie, eppure quasi infinito sembra essere il valore dei significati ivi riposti: la donna come Grande Madre che, discendendo dalle Pomone di Marini, si inoltra nei “sentieri interrotti” delle figure primitive, là dove la donna è Androgino grasso, enorme, seno che uccide, vagina che divora, ovvero anche dolcissima carezza di coscia e lunga tenerezza di collo modiglianesco. Se negli anni Settanta Giuliani è attratto dal non finito dei “Torsi”, rivaluta l’espressionismo dell’età post imperiale romana, ovvero anche della fase greca dell’alessandrinismo. La scultura “alta”, classica, lo educa al modellato e lo affascina di più l’energia di uno Skopas che non Prassitele.